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Paragrafo 12 . L'espansionismo della Francia rivoluzionaria.

     
La  Rivoluzione francese aveva determinato reazioni contrastanti negli
stati  europei.  Le prime vicende che avevano preannunciato  un  nuovo
regime  monarchico costituzionale erano state accolte  con  entusiasmo
dall'aristocrazia e dalla borghesia illuminate. Gli eventi successivi,
in  particolare l'esecuzione di Luigi sedicesimo e il terrore, avevano
diviso   l'opinione  pubblica  progressista:  le  forze  sociali   pi
moderate,  la  nobilt  e  la  ricca  borghesia,  avevano  manifestato
perplessit   sulla   politica  interna  ed   estera   della   Francia
rivoluzionaria,   che  invece  incontravano  il   favore   di   quelle
democratiche,  formate in gran parte da giovani  del  ceto  medio,  da
intellettuali, studenti e professionisti.
     Animatori del dibattito e promotori di concrete iniziative  erano
i  club  giacobini, formatisi su tutto il continente ad imitazione  di
quelli  francesi,  anche  se  in molti  casi  diversi  da  questi  per
obiettivi e composizione sociale. Ogni forma di dissenso e di protesta
era  stata  comunque prontamente soffocata dai governi delle monarchie
assolute, ancora in grado di controllare la situazione.
     Un  brusco  capovolgimento dei rapporti di forza  fu  determinato
dall'intervento  delle  truppe francesi.  Nella  primavera  del  1796,
infatti,  il  Direttorio decise di intensificare gli impegni  bellici,
mirando  al conseguimento di una maggiore sicurezza esterna attraverso
l'espansione  territoriale  fino al fiume Reno,  ritenuto  il  confine
naturale,  e tramite la formazione di repubbliche definite  "sorelle",
destinate in realt a formare una cintura di protezione contro
     
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     eventuali   aggressioni   delle   potenze   assolutiste.   Alcuni
importanti passi in questo senso erano gi stati compiuti grazie  alle
vittorie  conseguite  tra  il  1792 e il 1795,  che  avevano  fruttato
l'occupazione di Nizza, della Savoia, della riva sinistra del  Reno  e
del Belgio, e la trasformazione della federazione delle Province Unite
nello stato "amico" della repubblica batava.
     Allo   stesso   tempo   la   guerra   avrebbe   dovuto   favorire
l'attenuazione  dei contrasti interni, rendendo pi  compatta  l'unit
nazionale e dirottando le aspirazioni democratiche dei giacobini verso
la  lotta  contro i nemici esterni, e consentire il risanamento  delle
dissestate finanze pubbliche attraverso lo sfruttamento economico,  le
contribuzioni e le spoliazioni dei territori annessi o alleati.
     In  seguito  all'uscita  della Russia e  dopo  le  paci  separate
sottoscritte dalla Prussia e dalla Spagna, la quale si era addirittura
schierata  con  la Francia in funzione antibritannica,  la  coalizione
antifrancese  delle monarchie europee si era smembrata:  restavano  in
guerra  l'Inghilterra, l'Austria e alcuni stati minori. Il  Direttorio
decise  allora di concentrare l'azione militare contro  l'Austria.   I
piani  prevedevano una direttrice principale d'attacco  attraverso  la
Germania ed una secondaria a sud, volta a neutralizzare il Piemonte  e
ad  aprire  un  fronte  in  Italia che impegnasse  parte  delle  forze
austriache.
     Il  comando dell'armata inviata in Italia fu affidato a Napoleone
Bonaparte.  Nato  ad  Ajaccio, in Corsica, nel 1769,  egli  non  aveva
ancora  27  anni,  ma  godeva gi fama di  abile  comandante:  si  era
distinto  nella  presa di Tolone nel 1793, che gli aveva  procurato  i
gradi  di  generale.  Imprigionato per breve tempo  dopo  i  fatti  di
termidoro  del 1794 perch vicino a Robespierre, era stato reintegrato
nelle  funzioni  e  nel  grado e, al servizio  del  Direttorio,  aveva
proseguito  nella  sua folgorante carriera, grazie anche  al  sostegno
delle  influenti  amicizie di Josphine Tascher de la Pagerie,  vedova
del  visconte di Beauharnais, con la quale aveva una relazione  e  che
spos  pochi giorni dopo aver ottenuto il comando della spedizione  in
Italia.
     Le  truppe napoleoniche, inferiori a quelle nemiche per numero di
uomini ed armamento, erano in realt superiori come potenza effettiva.
Rinnovato e riorganizzato, l'esercito francese era infatti composto da
soldati e da ufficiali spinti da motivazioni politiche e patriottiche,
non  solo  economiche  come i mercenari e i soldati  di  mestiere  che
ancora   formavano   gli   eserciti  di   gran   parte   degli   altri
stati.  Napoleone  in particolare era riuscito a mantenere  nelle  sue
truppe  l'ideale della guerra rivoluzionaria e a infondere un notevole
spirito  di corpo. La sua tattica inoltre non si basava pi su  grandi
battaglie  campali  e su manovre lunghe e faticose, ma  sull'offensiva
rapida  e decisa, caratterizzata da spostamenti veloci, resi possibili
anche   dalle   requisizioni  compiute  nei  territori  occupati   che
garantivano l'approvvigionamento costante.
     Le  truppe  francesi,  scese  in  Italia  nell'aprile  del  1796,
sconfissero  ripetutamente  l'esercito di  Vittorio  Amedeo  terzo  di
Savoia,  che in quello stesso mese fu costretto a firmare l'armistizio
di  Cherasco (28 aprile 1796), con il quale riconobbe alla Francia  il
possesso  di Nizza e della Savoia e concesse il libero passaggio  alle
truppe francesi attraverso il Piemonte.
     Nei  mesi  successivi  Napoleone estese le  operazioni  al  resto
dell'Italia  settentrionale e a parte di quella centrale, sconfiggendo
pi  volte gli austriaci e imponendo la pace di Tolentino (19 febbraio
1797) a papa Pio sesto, che riconobbe
     
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     la  sovranit  francese  su Avignone,  cedette  alla  Francia  le
legazioni  pontificie  in  Emilia Romagna e accett  l'occupazione  di
Ancona da parte delle truppe napoleoniche.
     Le  successive vittorie sugli austriaci consentirono a  Napoleone
di  varcare le Alpi ed avanzare in territorio austriaco fino  a  pochi
chilometri  da Vienna. Gli austriaci furono cos costretti ad  avviare
trattative di pace.
     Nel  frattempo  le  contribuzioni affluite  a  Parigi  dai  paesi
occupati, cui si univano spesso opere d'arte e oggetti di ogni genere,
che   andavano   ad  arricchire  i  musei  della  capitale   francese,
cominciavano  ad  alleviare la difficile situazione  finanziaria.  Ci
accrebbe  la  popolarit di Napoleone, il quale  pot  permettersi  di
scavalcare  il Direttorio e firmare direttamente con gli austriaci  la
pace  di Campoformio (18 ottobre 1797): l'Austria cedette alla Francia
la  Renania  e  il  Belgio  gi occupati  e  riconobbe  la  repubblica
cisalpina,  formatasi nel giugno del 1797 e comprendente la Lombardia,
le  province  ex  venete  di Bergamo e Brescia e  l'Emilia-Romagna  ex
pontificia,  che  l'anno precedente aveva dato  vita  alla  repubblica
cispadana; alla Francia vennero assegnati anche Corf e le isole Ionie
appartenenti  alla  repubblica di Venezia;  i  territori  restanti  di
quest'ultima,  ossia  il  Veneto,  l'Istria  e  la  Dalmazia,  vennero
concessi  all'Austria a compensazione delle cessioni  a  favore  della
Francia.
     Lo  smembramento  dell'antica repubblica  di  Venezia,  usata  da
Napoleone   come   pedina   di   scambio   per   soddisfare    disegni
espansionistici   e   desiderio   di   prestigio   personale,   deluse
profondamente  i  patrioti italiani e indusse ad  un  ripensamento  su
tutta l'esperienza rivoluzionaria.
     Tra  la  fine  del  1797 e gli inizi del 1799 si formarono  altre
repubbliche "sorelle". Alla repubblica ligure, nata gi nel giugno del
1797, si aggiunse la repubblica romana, fondata nel febbraio del  1798
dopo  l'occupazione  dello  Stato pontificio  da  parte  delle  truppe
francesi  in  seguito all'uccisione di un loro generale. Il  papa  Pio
sesto venne deportato prima in Toscana e poi in Francia, dove mor nel
1799.  Pi o meno contemporaneamente, un intervento militare  francese
in Svizzera aveva determinato la formazione della repubblica elvetica.
